Pubblicato il Marzo 15, 2024

Lo smartwatch non sostituirà mai un saturimetro medico, ma può diventare un valido strumento di screening se usato con rigore e consapevolezza dei suoi limiti fisici.

  • La precisione della lettura al polso è intrinsecamente inferiore a quella sul dito a causa di fattori come pigmentazione della pelle, tatuaggi e movimento.
  • È possibile migliorare drasticamente l’affidabilità di una misurazione spot seguendo un protocollo standardizzato (immobilità, posizione del braccio, temperatura).

Raccomandazione: Non basare mai decisioni cliniche su un singolo valore, ma analizza le tendenze nel tempo e correla sempre i dati a sintomi reali prima di consultare un medico.

La domanda sull’affidabilità della misurazione dell’ossigeno nel sangue (SpO2) effettuata da smartwatch e fitness tracker è più che legittima. Da un lato, abbiamo la promessa di un monitoraggio continuo e accessibile di un parametro vitale; dall’altro, il monito costante che questi dispositivi “non sono per uso medico”. Questa dicotomia genera confusione, specialmente per chi, come pazienti con patologie respiratorie o sportivi in alta quota, necessita di dati precisi per la propria sicurezza. Molti si limitano a ripetere che il saturimetro da dito è più accurato, senza però spiegare il perché o come rendere più attendibili i dati del proprio orologio.

La verità, dal punto di vista clinico, è più sfumata. Ignorare completamente i dati di uno smartwatch sarebbe un errore, così come lo sarebbe affidarsi ciecamente ad essi. Il segreto non sta nel contrapporre i due strumenti, ma nel capire la fisica che li governa e il loro rispettivo campo di applicazione. Esistono specifici “bias fotopletismografici”, ovvero errori sistematici legati al modo in cui la luce interagisce con la pelle e i tessuti del polso, che non affliggono la misurazione al dito. Comprendere questi limiti è il primo passo per non cadere in trappole di ansia o, peggio, di falsa sicurezza.

L’obiettivo di questa analisi non è demonizzare la tecnologia da polso, ma trasformarla da gadget a strumento di screening pre-clinico consapevole. Invece di chiederci “se” sia affidabile, dobbiamo imparare “in quali condizioni” e “con quali protocolli” lo diventa. Questo articolo fornirà un quadro rigoroso per generare, interpretare e contestualizzare i dati SpO2 del vostro orologio, distinguendo un’informazione utile da un rumore di fondo senza significato clinico.

Per navigare con chiarezza tra i diversi aspetti tecnici e pratici, abbiamo strutturato l’analisi in punti chiave. Questa guida vi accompagnerà nella comprensione dei limiti, nell’ottimizzazione delle misurazioni e nell’interpretazione corretta dei risultati in base al contesto.

Sommario: Guida all’interpretazione clinica della SpO2 da polso

Perché la pelle scura o i tatuaggi possono falsare la lettura dell’ossigeno del tuo orologio?

Il principio su cui si basano sia i saturimetri da dito che i sensori degli smartwatch è la fotopletismografia (PPG) a riflettanza. Il dispositivo emette luce (rossa e infrarossa) attraverso la pelle e misura la quantità di luce che viene riflessa. Poiché l’emoglobina ossigenata (ossiemoglobina) e quella non ossigenata (deossiemoglobina) assorbono la luce in modo diverso, l’algoritmo calcola la percentuale di saturazione. Il problema è che al polso, a differenza del polpastrello, la luce deve attraversare più strati di tessuto, e soprattutto, deve fare i conti con la melanina e l’inchiostro dei tatuaggi.

La melanina, il pigmento che colora la pelle, e gli inchiostri scuri dei tatuaggi agiscono come un filtro, assorbendo una parte della luce emessa dal sensore prima ancora che raggiunga i vasi sanguigni. Questo “rumore” nel segnale può confondere l’algoritmo, portando a stime imprecise. Studi clinici hanno evidenziato questo bias in modo significativo. Una ricerca pubblicata sul New England Journal of Medicine ha rilevato un’incidenza di ipossiemia occulta (livelli di ossigeno bassi non rilevati dal dispositivo) quasi tre volte superiore nei pazienti di colore rispetto ai pazienti bianchi. I dati mostrano letture errate nell’11,7% dei casi su pelle scura, contro il 3,6% su pelle chiara.

Studio di caso: L’allarme dell’NHS britannico

Il caso di Ranjit Senghera Marwaha, un paziente di origini indiane, ha messo in luce la gravità del problema. Il suo saturimetro domestico forniva letture SpO2 falsamente rassicuranti mentre la sua condizione respiratoria peggiorava. Solo dopo il ricovero si è scoperto che il dispositivo stava sistematicamente sovrastimando i suoi livelli di ossigeno. In seguito a casi simili, l’NHS, il servizio sanitario britannico, ha emesso un allarme ufficiale, avvertendo che i dispositivi possono essere meno accurati su pelli più scure, con il rischio che le persone sottovalutino la propria condizione. Questo dimostra come un dato apparentemente innocuo possa avere conseguenze cliniche serie.

Questo non significa che i sensori siano inutili, ma che l’interpretazione del dato deve tenere conto di questo bias fotopletismografico. Se si ha la pelle molto scura o un tatuaggio sul polso, un valore di 95% potrebbe in realtà corrispondere a un valore reale inferiore. In questi casi, il confronto periodico con un saturimetro da dito di grado medico è fondamentale per “calibrare” la propria percezione dei dati forniti dallo smartwatch.

Come posizionare il braccio per ottenere una lettura SpO2 valida in 15 secondi?

Oltre ai fattori fisiologici come la pigmentazione, la causa più comune di letture SpO2 inaffidabili è l’errore dell’utente. Il sensore PPG è estremamente sensibile al movimento e alla perfusione sanguigna periferica (il flusso di sangue nei capillari). Un braccio freddo, un cinturino troppo lasco o piccoli movimenti involontari possono invalidare completamente la misurazione. Per ottenere un dato spot che abbia una qualche validità, non basta “stare fermi”, ma è necessario seguire un protocollo rigoroso, simile a quello usato per la misurazione della pressione arteriosa.

L’obiettivo è duplice: massimizzare il segnale sanguigno e minimizzare il rumore di fondo. Il polso deve essere a una temperatura stabile per garantire una buona perfusione, il cinturino deve essere stretto a sufficienza da impedire al dispositivo di muoversi e filtrare la luce ambientale, ma non così tanto da ostruire il flusso sanguigno. La posizione del braccio, infine, è cruciale: tenerlo all’altezza del cuore riduce gli effetti della gravità sul flusso sanguigno e stabilizza la lettura.

Per chi cerca una misurazione attendibile, ecco un protocollo operativo da seguire scrupolosamente. L’immagine sottostante illustra la postura corretta da mantenere durante l’intero processo.

Posizionamento ottimale del braccio per misurazione SpO2 accurata

Questa procedura strutturata, anche se richiede un paio di minuti, trasforma una misurazione casuale e potenzialmente errata in un dato molto più stabile e confrontabile nel tempo. La coerenza nel metodo di misurazione è la chiave per poter attribuire eventuali variazioni alla propria fisiologia e non a un errore di procedura.

Il tuo piano d’azione: Protocollo di misurazione SpO2 in 5 passi

  1. Stabilizzazione Termica e Posturale: Siediti comodamente per almeno 5 minuti in un ambiente a temperatura normale. Assicurati che il polso non sia freddo al tatto.
  2. Regolazione del Cinturino: Stringi il cinturino dello smartwatch come faresti prima di un’attività fisica. Deve essere aderente ma non scomodo. Non ci deve essere spazio tra il sensore e la pelle.
  3. Posizionamento del Braccio: Appoggia l’avambraccio su un tavolo o un bracciolo, con il palmo della mano rivolto verso l’alto. Il polso deve trovarsi all’incirca alla stessa altezza del cuore.
  4. Immobilità Assoluta: Rimani completamente immobile per l’intera durata della misurazione (solitamente 15-30 secondi). Evita di parlare o di muovere le dita. Tieni il display dell’orologio rivolto verso l’alto.
  5. Esecuzione e Verifica: Avvia la misurazione manuale della SpO2. Se il dispositivo segnala un errore o una lettura di bassa qualità, attendi un minuto e ripeti dal passo 4.

Saturimetro dedicato o orologio sportivo: cosa portare nello zaino per un trekking a 4000 metri?

In un contesto critico come l’alta montagna, dove l’ipossia e il mal di montagna acuto (AMS) sono rischi reali, la scelta dello strumento di monitoraggio diventa cruciale. La domanda non è quale dispositivo sia “migliore” in assoluto, ma quale sia più adatto allo scopo. Lo smartwatch GPS e il saturimetro medico da dito non sono concorrenti, ma strumenti complementari con ruoli diversi.

Lo smartwatch da trekking offre un vantaggio ineguagliabile: il monitoraggio contestuale e continuo. Può registrare automaticamente la SpO2 durante la notte, correlandola con l’altitudine, la frequenza cardiaca e la qualità del sonno. Questa visione d’insieme è fondamentale per valutare il processo di acclimatamento. Un valore di 88% di SpO2 a 4500 metri può essere fisiologico se la persona si sente bene, mentre lo stesso valore a 3000 metri accompagnato da mal di testa e nausea è un campanello d’allarme. Inoltre, i moderni smartwatch outdoor garantiscono tra le 26 e le 180 ore con GPS attivo, rendendoli compagni affidabili per escursioni di più giorni.

D’altro canto, il saturimetro medico da dito possiede un’arma che lo smartwatch non ha: la certificazione medicale e l’accuratezza diagnostica. Quando si ha il sospetto di un problema serio e si necessita di un dato puntuale e inequivocabile per decidere se iniziare la discesa, il saturimetro è l’unica scelta affidabile. La sua precisione, tipicamente di ±2% anche a basse saturazioni, è nettamente superiore a quella di uno smartwatch (che può arrivare a ±5-8% in condizioni non ideali).

La tabella seguente, basata su un’analisi comparativa delle tecnologie per l’outdoor, riassume i pro e i contro di ciascun dispositivo in un contesto di alta quota.

Confronto tra dispositivi per l’alta quota
Caratteristica Smartwatch GPS Saturimetro medico
Monitoraggio continuo ✓ 24h/24h automatico ✗ Solo spot-check
Precisione SpO2 <90% ±5-8% ±2%
Certificazione medica No (funzione wellness) Sì (CE medicale)
Peso nello zaino Al polso (0g extra) 50-100g
Funzioni extra GPS, altimetro, meteo Solo SpO2 e frequenza
Uso in emergenza Indicativo Diagnostico affidabile

La conclusione strategica è che per un trekking in alta quota la soluzione ideale è averli entrambi. Lo smartwatch per il monitoraggio delle tendenze di acclimatamento durante il giorno e la notte, il saturimetro medico per la verifica diagnostica in caso di sintomi o per avere un dato di riferimento certo prima di prendere decisioni importanti.

L’errore di interpretare un calo notturno isolato come un problema respiratorio grave

Una delle funzioni più pubblicizzate degli smartwatch è il monitoraggio notturno della SpO2, spesso presentata come un modo per rilevare potenziali apnee notturne. Tuttavia, questa è anche una delle maggiori fonti di ansia e falsi positivi. È fondamentale capire che un calo isolato e transitorio della saturazione durante la notte è, nella maggior parte dei casi, un artefatto di misurazione e non un evento clinicamente significativo.

Durante il sonno ci muoviamo, il braccio può finire in posizioni strane, la perfusione sanguigna al polso può diminuire a causa della posizione o del freddo. Tutti questi fattori creano “rumore” nel segnale PPG. I produttori di dispositivi sono consapevoli di questo limite e implementano algoritmi per filtrare i dati inaffidabili. Come spiega un ricercatore di Fitbit, il sistema è progettato per escludere i periodi in cui il segnale è troppo debole o disturbato.

Se ci si muove un po’, o anche solo un po’ più freddo del normale, si può ottenere un segnale molto debole. Abbiamo fatto una media a lungo termine, in questo modo possiamo comodamente escludere i periodi in cui riteniamo che il segnale sia troppo rumoroso.

– Conor Heneghan, Ricercatore Fitbit sui limiti delle misurazioni notturne

L’informazione clinicamente rilevante non è il singolo calo a 89% registrato alle 3 del mattino, ma la media notturna e la frequenza e durata dei cali sotto una certa soglia (tipicamente 90-92%). Un grafico che mostra desaturazioni ripetute e prolungate, correlate magari a un aumento della frequenza cardiaca e a sintomi diurni come stanchezza e sonnolenza, è un quadro che merita un approfondimento medico. Un evento isolato, invece, va considerato per quello che è: molto probabilmente un errore di misurazione.

L’immagine seguente mostra in modo astratto la differenza tra un pattern di fluttuazioni normali (in verde), con lievi e brevi variazioni, e un pattern potenzialmente anomalo (in ambra), caratterizzato da cali più profondi e ripetuti nel tempo.

Confronto visivo tra pattern SpO2 notturni normali e anomali

Se i dati del vostro smartwatch vi preoccupano, è inutile presentarsi dal medico con un singolo screenshot. È necessario raccogliere i dati in modo strutturato per permettere al clinico una valutazione corretta. La seguente checklist fornisce un metodo per preparare un report utile.

Checklist: come presentare i dati SpO2 al medico

  1. Esporta il report completo: Raccogli i dati di un periodo significativo (almeno 2-4 settimane, idealmente 2-3 mesi) direttamente dall’app del tuo dispositivo (es. Fitbit Premium, Garmin Connect).
  2. Focalizzati sulle tendenze: Evidenzia la media della saturazione notturna e le sue variazioni nel tempo, piuttosto che i singoli valori minimi.
  3. Quantifica gli eventi: Documenta la frequenza (quante volte a notte/settimana) e la durata media dei cali sotto la soglia del 92%.
  4. Correla i sintomi: Annota se i periodi con più cali corrispondono a notti di russamento intenso, risvegli con sensazione di soffocamento, o a giorni di particolare stanchezza mattutina.
  5. Fornisci il contesto tecnico: Specifica sempre il modello esatto dello smartwatch o fitness tracker e verifica se possiede una qualche forma di certificazione (es. CE medicale per la funzione ECG, non per SpO2).

Quando i livelli di ossigeno indicano che hai recuperato completamente dopo un allenamento HIIT?

Una credenza comune tra gli sportivi è che la SpO2 possa essere un indicatore del recupero dopo un allenamento intenso come l’High-Intensity Interval Training (HIIT). L’idea è che se la saturazione torna rapidamente a valori normali, il corpo ha recuperato. Questa è un’interpretazione fisiologicamente scorretta e un pessimo uso dei dati del proprio smartwatch. Durante un esercizio fisico intenso, è normale che la SpO2 scenda leggermente (es. al 92-94%), ma in un individuo sano, il sistema respiratorio e cardiovascolare compensa molto rapidamente. Infatti, al termine dello sforzo, la SpO2 torna a valori normali del 95-100% quasi immediatamente, di solito entro 5-10 minuti al massimo.

Il fatto che la SpO2 torni normale non significa affatto che il corpo abbia recuperato. Il vero recupero dallo stress di un allenamento intenso è un processo molto più complesso che coinvolge il sistema nervoso autonomo, la riparazione muscolare e il ripristino delle riserve energetiche. La SpO2 è un indicatore troppo grossolano e poco sensibile per monitorare questo stato. Un atleta può avere una SpO2 perfetta del 99% e essere in pieno sovrallenamento.

Indicatori molto più sensibili e utili per il monitoraggio del recupero, disponibili su molti orologi sportivi, sono la Variabilità della Frequenza Cardiaca (HRV) e la frequenza cardiaca a riposo. Un HRV notturno basso e una frequenza a riposo più alta del normale sono chiari segnali che il sistema nervoso è ancora sotto stress e il recupero non è completo, anche se la SpO2 è perfetta.

Studio di caso: L’evidenza dal Body Battery di Garmin

Molti atleti che utilizzano dispositivi Garmin con la funzione Body Battery hanno imparato a loro spese che la SpO2 non è un buon indicatore di recupero. Dopo una sessione HIIT massacrante, osservano che la loro SpO2 notturna rimane stabile e ottimale (es. 98%), ma il loro punteggio di HRV è basso e il “Body Battery” si ricarica a malapena, magari raggiungendo solo un valore di 30 su 100 al mattino. Come riportato in diverse analisi di prodotti Garmin, questo scenario dimostra in modo inequivocabile che è l’HRV, non la SpO2, a riflettere lo stato di recupero sistemico dell’organismo. Usare la SpO2 per decidere se allenarsi di nuovo sarebbe una scelta sbagliata e potenzialmente dannosa.

In sintesi, per un atleta, il monitoraggio della SpO2 è utile principalmente per l’acclimatamento in altitudine. Per la gestione del carico di allenamento e del recupero quotidiano, è necessario fare affidamento su metriche più raffinate come l’HRV, la frequenza cardiaca a riposo e la qualità del sonno.

Perché il VO2 Max calcolato dall’orologio è fondamentale per migliorare i tuoi tempi?

Se la SpO2 è un indicatore limitato per l’atleta a livello del mare, il VO2 Max stimato è, al contrario, una delle metriche più potenti e utili fornite da uno smartwatch sportivo. Il VO2 Max rappresenta la massima quantità di ossigeno che il corpo può utilizzare durante un esercizio massimale. È considerato il gold standard per misurare la capacità di resistenza cardiorespiratoria di un atleta.

Anche se la stima fornita dall’orologio non ha la precisione di un test da laboratorio (che richiede maschera, metabolimetro e un protocollo incrementale fino all’esaurimento), è incredibilmente valida per monitorare le tendenze nel tempo. L’algoritmo dell’orologio utilizza dati come ritmo, frequenza cardiaca (da fascia toracica, per una maggiore precisione) e variabilità della stessa per calcolare una stima. L’errore rispetto al laboratorio può essere del 5-10%, ma ciò che conta è la sua coerenza: se l’algoritmo è sempre lo stesso, un aumento o una diminuzione del VO2 Max stimato riflette un reale cambiamento nella vostra forma fisica.

Per un corridore o un ciclista, monitorare il VO2 Max ha un’applicazione pratica diretta: è un indicatore predittivo della performance. Molti dispositivi, come quelli Garmin, usano questo valore per fornire previsioni sui tempi di gara (Race Predictor). Sebbene queste previsioni vadano prese con le pinze, l’impatto del VO2 Max sulla performance è reale: secondo le tabelle di riferimento, un miglioramento di soli 2 punti di VO2 Max può tradursi in una riduzione di circa 3 minuti sul tempo di una gara di 10 km. Vedere il proprio VO2 Max salire da 45 a 47 è una gratificazione enorme e un segnale tangibile che l’allenamento sta funzionando.

Inoltre, l’orologio non si limita a misurare: fornisce anche indicazioni su come migliorare. Analizzando il tipo di allenamenti che hanno portato a un miglioramento, il dispositivo può suggerire sessioni specifiche (es. interval training, tempo run) per stimolare ulteriormente la capacità aerobica. Diventa così un vero e proprio coach virtuale basato sui dati, che guida l’atleta verso un miglioramento continuo e misurabile, molto più di quanto potrebbe fare il semplice monitoraggio della SpO2.

Perché i dati biometrici del braccialetto possono salvare la vita in caso di malore improvviso?

Nonostante i limiti discussi, il potenziale degli smartwatch come dispositivi di screening pre-clinico e di emergenza è innegabile e in continua crescita. Funzioni come il rilevamento delle cadute, l’SOS di emergenza e la condivisione della posizione GPS sono già diventate strumenti salvavita in innumerevoli casi documentati. Ma anche le metriche passive, come la SpO2 notturna e l’ECG, stanno dimostrando la loro utilità clinica se interpretate correttamente.

Un esempio lampante è il monitoraggio delle apnee ostruttive del sonno (OSA), una patologia grave e spesso non diagnosticata. Sebbene lo smartwatch non possa diagnosticare l’OSA, può rilevarne un segnale chiave: le desaturazioni notturne ripetute. Uno studio condotto dal Samsung Medical Center e pubblicato sulla rivista scientifica Sleep Health ha dimostrato che la misurazione SpO2 del Galaxy Watch4 è sorprendentemente accurata per questo scopo. Lo studio ha evidenziato che il dispositivo ha un errore quadratico medio di appena il 2,3% rispetto alla polisonnografia, il gold standard diagnostico. Questa precisione, conforme agli standard ISO e FDA, rende lo smartwatch uno strumento di screening di massa estremamente efficace per identificare soggetti a rischio da indirizzare a un esame diagnostico completo.

Oltre allo screening, la capacità di registrare un ECG a singola derivazione su richiesta è un altro strumento potente. In caso di palpitazioni o sintomi sospetti, l’utente può registrare un tracciato di 30 secondi e condividerlo immediatamente con il proprio medico o con il personale del pronto soccorso. Questa informazione, sebbene non completa come un ECG a 12 derivazioni, può essere decisiva per una diagnosi rapida di aritmie come la fibrillazione atriale. La combinazione di queste funzioni passive e attive trasforma il braccialetto da semplice tracker a un vero e proprio guardiano della salute personale.

Affinché questo potenziale si realizzi, è fondamentale che l’utente configuri correttamente le funzioni di emergenza. Impostare i contatti, compilare la cartella clinica digitale e familiarizzare con la procedura SOS sono passaggi non negoziabili che possono fare la differenza tra un semplice spavento e una tragedia.

Punti chiave da ricordare

  • L’affidabilità di una misurazione SpO2 al polso dipende criticamente dal rispetto di un protocollo di misurazione stabile (immobilità, posizione, temperatura).
  • La SpO2 è un indicatore utile per l’acclimatamento in altitudine, ma è inefficace per misurare il recupero da un allenamento; per questo, l’HRV è una metrica superiore.
  • Non reagire a cali notturni isolati. L’informazione clinicamente rilevante è la tendenza nel tempo e la frequenza degli eventi, non il singolo dato puntuale.

Quando allertare il medico: definire le soglie di allarme corrette per evitare falsi positivi

L’abbondanza di dati biometrici a nostra disposizione è un’arma a doppio taglio. Se da un lato ci permette un controllo senza precedenti sulla nostra salute, dall’altro può generare un’enorme quantità di falsi allarmi e ansia ingiustificata, un fenomeno noto come “cibercondria”. La sfida finale è imparare a filtrare il rumore e a riconoscere i segnali che meritano davvero un’attenzione medica. Non tutti i dati anomali sono clinicamente rilevanti.

La regola d’oro è la correlazione con i sintomi. Un valore di SpO2 del 91% in una persona asintomatica che si sente perfettamente bene è quasi certamente un artefatto di misurazione da ricontrollare. Lo stesso valore in una persona con febbre, tosse e difficoltà respiratorie è un campanello d’allarme che richiede un contatto medico immediato. Allo stesso modo, una notifica di possibile fibrillazione atriale in un giovane atleta senza sintomi è probabilmente un errore, ma la stessa notifica in un settantenne iperteso che avverte palpitazioni è un’indicazione a recarsi al pronto soccorso.

Per navigare in questa complessità, è utile avere una matrice decisionale chiara. Il seguente schema non sostituisce il giudizio medico, ma fornisce un quadro razionale per decidere come agire di fronte a un dato anomalo, distinguendo le situazioni che richiedono un semplice monitoraggio da quelle che necessitano un intervento.

Matrice decisionale per l’interpretazione dei dati anomali
Dato anomalo Sintomi assenti Sintomi presenti
SpO2 <92% isolato Ripeti la misurazione con protocollo. Monitora per 3 giorni. Contatta il medico di base entro 24h.
FC a riposo >100 bpm Verifica idratazione, stress, sonno. Monitora. Valutazione medica urgente se persistente.
HRV ridotta del 30% per >3 gg Considera riposo attivo o scarico. Monitora. Consulto medico se associata a stanchezza profonda.
Notifica AFib (Fibrillazione Atriale) Esegui ECG di conferma. Invia al medico. Recarsi al pronto soccorso immediatamente.

In definitiva, lo smartwatch è uno strumento di screening eccezionale, non uno strumento diagnostico. Il suo ruolo è sollevare bandierine rosse che, una volta correlate con il nostro stato di salute percepito, ci spingono a cercare un parere medico qualificato. La responsabilità finale rimane nostra: imparare il linguaggio del nostro corpo e usare la tecnologia come un interprete intelligente, non come un oracolo infallibile.

Per applicare questi principi e ottenere una valutazione personalizzata del proprio stato di salute basata su dati biometrici, il passo successivo è discuterne con il proprio medico curante, portando un report strutturato come indicato in questa guida.

Domande frequenti sulla misurazione di SpO2 e VO2 Max con smartwatch

Il VO2 Max dello smartwatch è preciso quanto un test di laboratorio?

No, un test di laboratorio rimane il gold standard. Lo smartwatch può avere un errore del 5-10%, ma è considerato molto affidabile e coerente per monitorare i miglioramenti o i peggioramenti della propria forma fisica nel tempo.

Come migliorare il VO2 Max secondo l’orologio?

La maggior parte degli smartwatch sportivi analizza i tuoi allenamenti e suggerisce sessioni specifiche per stimolare la capacità aerobica. Generalmente, consigliano una combinazione di allenamenti a bassa intensità e sessioni di interval training o tempo run ad alta intensità.

Perché il mio VO2 Max è diminuito?

Una diminuzione del VO2 Max può avere diverse cause. Le più comuni sono il sovrallenamento (troppo allenamento senza adeguato recupero), una malattia recente, condizioni ambientali difficili come il caldo eccessivo, o semplicemente una riduzione del volume o dell’intensità degli allenamenti. Anche l’invecchiamento fisiologico porta a un calo graduale.

Scritto da Luca Ricci, Tecnico Hardware e Recensore Tecnologico indipendente. Specialista in elettronica di consumo, riparabilità dei dispositivi e ottimizzazione delle postazioni di lavoro ibrido.