Pubblicato il Maggio 15, 2024

La vera sicurezza per la tua app bancaria non dipende dalla scelta tra viso o dito, ma dalla tua capacità di gestire i “punti di rottura” della tecnologia in situazioni reali.

  • Il riconoscimento facciale 2D, comune su molti smartphone non di fascia alta, può essere facilmente ingannato da una semplice foto.
  • La tecnologia a ultrasuoni per le impronte è superiore a quella ottica, specialmente con dita bagnate, ma entrambe sono vulnerabili ai guasti del sensore.

Raccomandazione: Attiva la “modalità lockdown” del tuo telefono in situazioni a rischio e verifica periodicamente i permessi delle app per creare un ecosistema di sicurezza resiliente che vada oltre la singola biometria.

Aprire l’app della banca con un’occhiata o un tocco è diventato un gesto quotidiano, un simbolo di progresso che ci ha liberato dalla tirannia delle password. Ma dietro questa incredibile comodità, si nasconde una domanda persistente: quanto è davvero sicura questa tecnologia? La paura che qualcuno possa sbloccare il nostro conto usando una nostra foto o approfittando del nostro sonno è un’ansia legittima, che ci spinge a chiederci quale metodo sia il migliore: il riconoscimento del volto o quello dell’impronta digitale?

Il dibattito si concentra spesso su quale tecnologia sia intrinsecamente superiore. Sentiamo parlare di Face ID 3D contro sensori 2D, o di sensori a ultrasuoni contro quelli ottici. Queste discussioni sono importanti, ma rischiano di trascurare il vero nocciolo del problema. La sicurezza non è una caratteristica statica di un prodotto, ma un processo dinamico che deve resistere alle imperfezioni del mondo reale.

E se la chiave non fosse scegliere la biometria “perfetta”, ma imparare a governare i suoi inevitabili “punti di rottura”? La vera domanda non è “Face ID o impronta?”, ma “Cosa succede se il sensore si rompe, se ho le dita sporche, o peggio, se vengo costretto a sbloccare il mio telefono?”. Questo è l’angolo che esploreremo. Non ci limiteremo a confrontare le tecnologie, ma forniremo una guida pratica per rendere il tuo ecosistema di autenticazione digitale veramente resiliente, trasformandoti da utente passivo a gestore consapevole della tua sicurezza.

In questo articolo, analizzeremo in dettaglio ogni potenziale vulnerabilità e la sua soluzione pratica. Dalla debolezza del riconoscimento facciale 2D alla gestione di un sensore di impronte danneggiato, fino alle procedure di emergenza in caso di pericolo, costruiremo insieme una strategia di sicurezza a più livelli. Questo percorso ti darà gli strumenti per bilanciare comodità e protezione in modo intelligente.

Perché il riconoscimento facciale 2D è facile da ingannare con una foto (e quali telefoni lo usano)?

La comodità del riconoscimento facciale nasconde una distinzione tecnologica cruciale con impatti diretti sulla sicurezza del tuo conto in banca. La maggior parte degli smartphone Android, soprattutto quelli di fascia media e bassa, utilizza un sistema di riconoscimento facciale 2D. Questa tecnologia si basa sulla fotocamera frontale standard per mappare i punti del tuo viso, creando un’immagine piatta. Il suo più grande punto debole è proprio questo: essendo bidimensionale, può essere facilmente ingannato da una rappresentazione altrettanto bidimensionale, come una fotografia di buona qualità del tuo volto.

Questa non è un’ipotesi remota. Un’indagine condotta in Italia ha messo in luce questa vulnerabilità in modo allarmante. Infatti, secondo il test di Altroconsumo su 59 modelli, un quarto degli smartphone analizzati è stato sbloccato con una semplice foto. Al contrario, la tecnologia TrueDepth di Apple (Face ID) utilizza un proiettore di punti a infrarossi per creare una mappa 3D dettagliata del volto. Questa mappa tridimensionale è quasi impossibile da replicare con una foto, garantendo un livello di sicurezza significativamente più elevato.

Studio di caso: La differenza tra Samsung e Apple

Un esempio lampante di questa differenza si trova nel confronto tra i top di gamma. Mentre l’iPhone utilizza la sua sofisticata tecnologia 3D per il Face ID, alcuni modelli di punta Samsung, come il Galaxy S24 Ultra, non supportano ancora il riconoscimento facciale di Classe 3 (il più sicuro). Questo significa che, in determinate condizioni, il loro sistema può essere più vulnerabile a tentativi di inganno con fotografie, un rischio che la tecnologia Apple ha quasi del tutto eliminato.

Una piccola consolazione è che la maggior parte dei sistemi, anche 2D, richiede che gli occhi siano aperti per lo sblocco, riducendo il rischio di accessi non autorizzati mentre dormi. Tuttavia, la vulnerabilità alla foto rimane un “punto di rottura” critico per chiunque utilizzi un dispositivo con questa tecnologia per proteggere dati sensibili come quelli bancari.

Se la tua app bancaria è protetta da un sistema 2D, è consigliabile affiancarlo sempre a un PIN forte o, se disponibile, a un sensore di impronte digitali più affidabile.

Sensore ottico o ultrasonico: quale funziona meglio se hai le dita bagnate o sporche?

Quando si parla di sensori di impronte digitali integrati nello schermo, non sono tutti uguali. La tecnologia sottostante determina non solo la velocità, ma anche l’affidabilità in condizioni non ideali, un fattore cruciale quando si ha bisogno di accedere rapidamente al proprio conto. Le due tecnologie principali sono l’ottico e l’ultrasonico.

Il sensore ottico, il più comune, funziona come un piccolo scanner. Illumina il dito e cattura un’immagine 2D della tua impronta. È una tecnologia matura ed economica, ma ha un tallone d’Achille: la luce. Qualsiasi cosa interferisca con l’immagine, come acqua, sporco, sudore o anche piccoli graffi sul display, può compromettere la lettura, costringendoti a più tentativi frustranti. Il sensore ultrasonico, invece, utilizza onde sonore ad alta frequenza per creare una mappa 3D dettagliata dei solchi e delle creste del tuo dito. Poiché gli ultrasuoni possono attraversare piccole quantità di contaminanti, questo tipo di sensore è molto più efficace con dita bagnate, umide o leggermente sporche. Offre una resilienza operativa superiore nelle situazioni quotidiane.

Questa tecnologia non solo è più affidabile in condizioni avverse, ma è anche più sicura e veloce. La mappa 3D è più difficile da falsificare rispetto a un’immagine 2D. Inoltre, secondo Qualcomm, la latenza per lo sblocco ultrasonico è di circa 250 millisecondi, rendendo l’esperienza quasi istantanea.

Per capire le differenze operative, l’immagine seguente illustra come le due tecnologie interagiscono con le imperfezioni sulla superficie del dito.

Confronto visivo tra sensore ottico e ultrasonico per impronte digitali

Come si può notare, la capacità degli ultrasuoni di “vedere” oltre lo strato superficiale di acqua o sporco rappresenta un vantaggio tangibile per l’utente, riducendo la frizione nell’uso quotidiano senza compromettere la sicurezza. Il confronto nel seguente tavolo riassume le differenze chiave.

La tabella seguente, basata sulle informazioni fornite da Samsung Italia, riassume le principali differenze per aiutarti a capire quale tecnologia potrebbe essere più adatta alle tue esigenze, come mostra questa analisi comparativa sui sensori.

Confronto sensori ottici vs ultrasonici
Caratteristica Sensore Ottico Sensore Ultrasonico
Funzionamento con dita bagnate Problematico Funziona bene
Tecnologia Immagine 2D con luce riflessa Mappa 3D con ultrasuoni
Modelli Samsung Galaxy Note9, S9, S8 Galaxy S10, Note10, S24 Ultra
Velocità sblocco Standard Più rapido e preciso

La scelta tra ottico e ultrasonico, quindi, non è solo un dettaglio tecnico, ma una decisione che impatta direttamente sulla fluidità e l’affidabilità del tuo accesso biometrico quotidiano.

Quando registrare lo stesso dito più volte per sbloccare il telefono al primo colpo?

Avere il sensore di impronte più avanzato non serve a nulla se la registrazione iniziale è imprecisa. Un errore comune è registrare l’impronta in modo frettoloso e in una sola posizione. Questo crea un modello di dati limitato, costringendo il sensore a faticare per trovare una corrispondenza se il dito non è posizionato esattamente nello stesso modo. Il risultato? Tentativi di sblocco falliti e la frustrazione di dover inserire il PIN.

La soluzione per migliorare drasticamente la precisione e la velocità di sblocco, specialmente con i sensori ottici più sensibili alle variazioni, è un semplice trucco: registrare lo stesso dito più volte. La maggior parte dei telefoni permette di registrare fino a 4 o 5 impronte diverse. Invece di registrare dita diverse, puoi usare questi slot extra per creare profili più ricchi del tuo dito principale (solitamente il pollice).

Il segreto è variare le condizioni e le angolazioni durante ogni registrazione. Ecco una procedura ottimale:

  • Prima registrazione: Registra il dito in modo standard, coprendo il centro e i bordi come richiesto dal sistema.
  • Seconda registrazione: Registra lo stesso dito, ma concentrandoti solo sulla punta, l’area che usi più spesso per toccare lo schermo.
  • Terza registrazione: Registra lo stesso dito, ma questa volta focalizzandoti sui lati, simulando come afferri il telefono e provi a sbloccarlo con un angolo diverso.

Questo approccio “moltiplica” i dati a disposizione del software, aumentando esponenzialmente la probabilità di una corrispondenza rapida al primo colpo, indipendentemente da come appoggi il dito. È una piccola ottimizzazione che risolve uno dei più grandi “punti di rottura” dell’esperienza utente biometrica. Insieme a questo, è fondamentale mantenere il sensore pulito da polvere e sporcizia con un panno morbido e ripetere la registrazione se noti un calo delle prestazioni nel tempo.

Applicare questa semplice strategia può trasformare un’esperienza di sblocco frustrante in un processo istantaneo e affidabile, migliorando sia la comodità che la percezione di sicurezza.

Come assicurarsi di non restare chiusi fuori dal conto se il sensore di impronte si rompe?

Affidarsi completamente alla biometria ha un rischio intrinseco: la fragilità dell’hardware. Un urto, una caduta o un semplice malfunzionamento possono rendere il sensore di impronte o la fotocamera del Face ID inutilizzabili. In questo scenario, il panico è dietro l’angolo: come accedo all’app della mia banca? La buona notizia è che le banche e le normative europee hanno già previsto questo “punto di rottura”.

La tua biometria non è l’unica chiave di accesso, ma piuttosto uno strato di comodità posto sopra a un sistema di sicurezza più robusto. La normativa europea PSD2 ha introdotto l’obbligo della Strong Customer Authentication (SCA), che richiede almeno due fattori di autenticazione indipendenti. Come sottolinea la Cassa di Risparmio di Puglia e Basilicata, questi fattori sono tipicamente classificati in:

  • Possesso: qualcosa che hai (il tuo smartphone registrato).
  • Conoscenza: qualcosa che sai (la tua password o il tuo PIN).
  • Inerenza: qualcosa che sei (la tua impronta o il tuo volto).

Quando il fattore di “inerenza” (la biometria) viene a mancare, il sistema di sicurezza si appoggia agli altri due. Per questo motivo, anche se non li usi quotidianamente, è fondamentale ricordare il tuo PIN e la tua password dell’app bancaria. Sono la tua rete di sicurezza. Se il sensore si rompe, la procedura di recupero è generalmente semplice. Prendendo come esempio una grande banca italiana come UniCredit, i passaggi sono:

  1. Accedere all’App Mobile Banking utilizzando le credenziali tradizionali (Codice di Adesione e PIN).
  2. Una volta dentro, il sistema riconoscerà che l’accesso è avvenuto senza biometria.
  3. Andare nelle impostazioni di sicurezza dell’app e disattivare e riattivare la funzione di accesso biometrico. Questo costringerà l’app a dialogare nuovamente con il sensore del telefono.
  4. Se il problema persiste o se hai dimenticato le credenziali, dovrai contattare il servizio clienti o recarti in filiale con un documento d’identità.

La rottura del sensore è un inconveniente, non una catastrofe. La vera sicurezza risiede nell’avere un piano di riserva e conoscere le credenziali “tradizionali” che costituiscono le fondamenta del tuo ecosistema di autenticazione.

Il rischio di sblocco biometrico sotto costrizione: come disattivarlo rapidamente in situazioni di pericolo

La biometria è comoda, ma ha una debolezza fondamentale nel mondo fisico: non può essere tenuta segreta. Un ladro o un aggressore può costringerti fisicamente a posare il dito sul sensore o a inquadrare il tuo volto per sbloccare il telefono e accedere alle tue app. Questo è forse il “punto di rottura” più spaventoso e reale, dove la sicurezza tecnologica si scontra con la violenza fisica.

Fortunatamente, sia Apple che Google hanno previsto questo scenario e hanno implementato una funzione di emergenza, spesso poco conosciuta: la “modalità di blocco” (Lockdown Mode). Attivarla è un gesto rapido che può salvare i tuoi dati in una situazione di pericolo. Quando attivata, questa modalità disabilita istantaneamente tutti i metodi di sblocco biometrico (viso e impronta), richiedendo obbligatoriamente l’inserimento del PIN o della password. Poiché un codice può essere tenuto segreto, questo ti restituisce il controllo.

Ecco come attivarla rapidamente:

  • Su iPhone: Tieni premuti contemporaneamente il pulsante di accensione e uno dei pulsanti del volume per un paio di secondi. Anche senza selezionare alcuna opzione dalla schermata di emergenza che appare, il Face ID/Touch ID viene immediatamente disattivato.
  • Su Android (dalla versione 9 in poi): Tieni premuto il pulsante di accensione come per spegnere il telefono. Nella schermata che appare, tocca l’opzione “Blocco”. La disponibilità e il nome esatto possono variare leggermente a seconda del produttore.

Anche se un malintenzionato riuscisse a costringerti a sbloccare il telefono, un’ulteriore barriera di sicurezza è rappresentata dalle normative bancarie. La direttiva PSD2, implementata in Italia dal 2020, impone alle banche di applicare limiti e controlli aggiuntivi su operazioni sensibili come bonifici di importo elevato o la modifica dei dati personali. Questo significa che anche con l’accesso all’app, i danni potrebbero essere limitati. La consapevolezza situazionale è fondamentale: attivare preventivamente la modalità di blocco quando si percepisce un rischio (ad esempio, camminando in una zona poco sicura di notte) è un’abitudine di sicurezza intelligente.

Questa funzione trasforma il tuo smartphone da un potenziale punto di vulnerabilità a uno strumento di difesa, mettendo un muro digitale tra un aggressore e i tuoi dati più preziosi.

Come verificare se una torcia o una calcolatrice ha il permesso di leggere i tuoi SMS bancari?

La minaccia alla sicurezza bancaria non proviene solo da debolezze hardware o aggressioni fisiche. Un rischio altrettanto concreto, ma molto più silenzioso, si nasconde all’interno del tuo stesso telefono: le autorizzazioni concesse alle app. Spesso, per fretta o distrazione, installiamo applicazioni apparentemente innocue, come una torcia, un gioco o una calcolatrice, concedendo loro l’accesso a funzioni critiche del nostro dispositivo. Una delle autorizzazioni più pericolose è quella di leggere gli SMS.

Perché è così rischioso? Molte banche utilizzano ancora gli SMS per inviare i codici OTP (One-Time Password) come secondo fattore di autenticazione per autorizzare bonifici o altre operazioni. Un’app malevola che ha il permesso di leggere i tuoi messaggi potrebbe intercettare questi codici in tempo reale, aggirando di fatto la Strong Customer Authentication. In questo modo, un hacker potrebbe autorizzare transazioni a tuo nome senza che tu te ne accorga. Questo tipo di frode è una delle principali cause delle perdite finanziarie nel settore digitale.

Il primo passo per difendersi è la consapevolezza. Un’app “Torcia” non ha alcun motivo legittimo per leggere i tuoi SMS, così come non ne ha una “Calcolatrice”. Controllare e revocare periodicamente i permessi è un’operazione di igiene digitale fondamentale. Fortunatamente, i sistemi operativi moderni rendono questo controllo abbastanza semplice.

L’immagine sottostante rappresenta l’importanza di un ambiente digitale ordinato e sicuro, dove ogni strumento ha accesso solo alle risorse strettamente necessarie al suo funzionamento.

Rappresentazione visiva del controllo dei permessi delle app per la sicurezza bancaria

Dedicare pochi minuti a questa verifica può prevenire danni economici significativi, considerando che secondo il rapporto EBA-BCE 2024, le frodi sui pagamenti hanno raggiunto 4,3 miliardi di euro nell’UE. È un piccolo sforzo per una grande protezione.

Il tuo piano d’azione: audit dei permessi delle app

  1. Apri le Impostazioni del tuo telefono e cerca la sezione relativa a “Privacy e sicurezza” o “App”.
  2. Trova e seleziona “Gestione autorizzazioni” (o “Permission manager”).
  3. Seleziona l’autorizzazione critica: “SMS”. Vedrai una lista di tutte le app che possono leggere i tuoi messaggi.
  4. Analizza la lista con occhio critico: se vedi un’app che non dovrebbe avere questo accesso (come una torcia, un gioco, un editor di foto), toccala e seleziona “Nega” o “Non consentire”.
  5. Prendi l’abitudine di ripetere questo controllo periodicamente, specialmente dopo aver installato nuove app o dopo importanti aggiornamenti del sistema.

Questa semplice procedura è uno degli atti di difesa più efficaci che puoi compiere per proteggere il tuo ecosistema finanziario digitale dall’interno.

Perché alcuni servizi richiedono lo SPID di livello 2 e altri si accontentano del livello 1?

Oltre alla biometria del telefono, un altro pilastro dell’ecosistema di autenticazione digitale italiano è lo SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale). Capire la differenza tra i suoi livelli di sicurezza è fondamentale per comprendere perché alcuni servizi, come quelli bancari o della Pubblica Amministrazione, richiedono standard più elevati. La sicurezza dello SPID è strutturata su tre livelli crescenti, ciascuno basato su un numero diverso di fattori di autenticazione.

Il livello di sicurezza richiesto da un servizio dipende dalla criticità dei dati a cui si accede o delle operazioni che si possono compiere. Un semplice servizio informativo può accontentarsi di un’autenticazione base, mentre un’operazione che muove denaro o modifica dati anagrafici richiede la massima certezza sull’identità dell’utente. È qui che entra in gioco l’allineamento con la normativa PSD2 e la SCA. Lo SPID di livello 2, richiedendo “qualcosa che sai” (password) e “qualcosa che hai” (il tuo smartphone con l’app per l’OTP), rappresenta una perfetta implementazione della Strong Customer Authentication richiesta per le operazioni bancarie e per l’accesso a dati sensibili, come quelli fiscali o previdenziali.

Come sottolinea un fornitore leader come InfoCert, l’esperienza utente è comunque fluida:

La maggior parte dei siti PA richiede livello 2 SPID, tra questi l’INPS. Per accedere: selezionare SPID, scegliere InfoCert, inserire credenziali e confermare notifica su smartphone con impronta o riconoscimento volto

– InfoCert, Guida attivazione SPID livello 2

La tabella seguente, basata sulle analisi di ICT Security Magazine, offre una visione chiara delle differenze tra i livelli, come dettagliato in questa guida sulla necessità dell’autenticazione a due fattori.

Livelli SPID e requisiti di sicurezza
Livello SPID Fattori di autenticazione Uso tipico
SPID 1 Solo password Servizi informativi base
SPID 2 Password + App/OTP Agenzia Entrate, INPS, operazioni sensibili
SPID 3 Password + App + Smart card/HSM Firma digitale contratti, massima sicurezza

La differenziazione dei livelli SPID non è una complicazione burocratica, ma un sistema intelligente che bilancia la facilità d’uso con la robustezza della sicurezza, applicando il livello di protezione adeguato al valore dell’asset digitale protetto.

Da ricordare

  • La sicurezza non è nella tecnologia (viso vs dito), ma nella gestione dei suoi punti deboli: un sensore 2D è vulnerabile, un sensore ottico fatica col bagnato.
  • Prepara sempre un piano B: conosci il PIN della tua banca e impara ad attivare la “modalità lockdown” del telefono per disabilitare la biometria in caso di costrizione.
  • L’ecosistema di sicurezza è più ampio del solo smartphone: SPID Livello 2 e i limiti imposti dalla normativa PSD2 aggiungono strati di protezione fondamentali.

Come aggiungere le carte fedeltà al wallet per svuotare il portafoglio fisico?

Dopo aver fortificato il nostro ecosistema di autenticazione, possiamo dedicarci a un aspetto più leggero ma incredibilmente pratico della digitalizzazione: liberare il nostro portafoglio fisico dal peso delle innumerevoli carte fedeltà. Lo smartphone, protetto dalla nostra biometria e dal nostro PIN, può diventare il contenitore sicuro non solo per i pagamenti, ma anche per tutti quei codici a barre che ci permettono di accumulare punti al supermercato, in farmacia o al distributore.

Il processo di digitalizzazione è oggi più semplice che mai. Molte grandi catene, come Esselunga con la sua Fidaty o Coop, offrono già la compatibilità nativa con i wallet digitali di Apple e Google. Per le altre, esistono app di terze parti estremamente efficaci come Stocard, che permette di scansionare e archiviare virtualmente quasi ogni tipo di carta con codice a barre. Il vantaggio è duplice: non solo il portafoglio si alleggerisce, ma l’accesso alle carte diventa più rapido e organizzato.

Ecco una breve guida per iniziare:

  • Verifica la compatibilità nativa: Controlla sull’app della tua catena preferita (es. Esselunga, Coop) se è presente un pulsante “Aggiungi a Wallet”.
  • Usa un’app aggregatrice: Per tutte le altre carte, scarica un’app come Stocard. Ti basterà inquadrare il codice a barre della carta fisica per averla subito disponibile sul telefono.
  • Sfrutta la geolocalizzazione: Molte di queste app possono inviarti una notifica con la carta giusta quando ti trovi nelle vicinanze del negozio, facendoti risparmiare tempo alla cassa.

Questa transizione verso un portafoglio digitale è parte di un trend globale inarrestabile. Secondo recenti analisi, entro il 2025 il 57% dei pagamenti digitali globali utilizzerà biometria. Abbracciare oggi questi strumenti, partendo da una solida base di sicurezza, significa prepararsi a un futuro in cui la gestione dell’identità e del valore sarà sempre più integrata, sicura e conveniente.

Prendi il controllo del tuo ecosistema digitale oggi stesso. Inizia con un’azione semplice ma potente: effettua un audit dei permessi delle tue app per assicurarti che solo le applicazioni fidate possano accedere ai tuoi dati. È il primo passo per costruire una fortezza digitale personale.

Scritto da Sara Esposito, Analista Senior di Cybersecurity e Certified Ethical Hacker, specializzata nella protezione dei dati bancari e nella prevenzione delle truffe online per privati e small business. Ex consulente per la sicurezza dei pagamenti digitali.